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Il progetto della riserva di Shongweni era nato come un qualcosa di secondario a cui sia io che Greg ci eravamo ripromessi di dedicare solo un’ora al giorno per eventuali telefonate, sviluppi, mail da scrivere, ma eravamo entrambi d’accordo che non avrebbe rappresentato la nostra priorità.

Tutti bei propositi che sono diventati aria non appena ci siamo piacevolmente scontrati con la realtà di un Inkosi che ora vuole proclamare la sua terra riserva naturale, la realtà della vecchia gestione che a fine giugno 2018 avrebbe terminato il contratto, la realtà delle 10/15 telefonate al giorno con persone di diversi dipartimenti che cercavamo di approcciare per rinforzare il progetto con collaborazioni strategiche. Ormai questo progetto ci stava assorbendo pensieri, energie e tempo.

Devo precisare che i blog descrivono degli episodi di un paio mesi fa, i progressi a cui siamo arrivati oggi sono quasi straordinari, e ancora più incredibili son gli ostacoli che ci sono posti davanti in questi mesi e i nuovi che si stanno presentando.

Con il progetto che stava prendendo piede abbiamo quindi iniziato a percorrere la riserva in ogni centimetro per conoscerla e capire la vita che c’è dentro. Per giorni la nostra routine è stata sveglia alle 5, in macchina alle 5:40, in riserva per le 6 (con un freddo cane, perché siamo a giugno, quindi inizio inverno in Sudafrica e l’escursione termica fra giorno e notte è impressionante) e via che si inizia a sgambettare per colline e sentieri poco battuti. Chiediamo a due ranger della vecchia gestione il favore di accompagnarci durante le perlustrazioni e abbiamo così l’occasione di conoscere due persone che ci hanno subito fatto un’ottima impressione. Shangazi è quello più esperto e maturo, mentre Zwelli è alle prime armi ma con tanta voglia di imparare. Il nostro obiettivo è quello di perlustrare la riserva metro per metro e conoscerla come le nostre tasche: sapere dove gli animali passano il loro tempo, vedere quali sono i sentieri più adeguati da proporre ai turisti, capire esattamente dove inizia e dove finisce la riserva, scoprire quali sentieri e metodi di caccia usano i bracconieri.

conservation guardians working with local communities
Zwelli e Shangazi

La prima mattina la dedichiamo a capire quali sono i confini Nord/Ovest della riserva. Ci incamminiamo per qualche kilometro, il sentiero non è definito ma è facilmente percorribile perché battuto dagli animali che evidentemente percorrono quella zona frequentemente. Durante il cammino incontriamo diverse zone bruciate e Greg mi spiega che le possibilità sono due:

  • in questo periodo (inverno) cominciano gli incendi controllati, ovvero pompieri e personale esperto bruciano zone di erba secca per incentivare la crescita di vegetazione fresca e verde. Questa tecnica, se eseguita nelle modalità corrette e con la giusta frequenza, mette a disposizione degli erbivori aree verdi dove trovare erba fresca.
  • sono opera dei bracconieri che bruciano aree pianeggianti con lo scopo di attirare gli animali con la crescita dell’erba nuova. La strategia è quella di bruciare queste aree, lasciar trascorrere qualche giorno in attesa che i nuovi germogli crescano, appostarsi aspettando che l’animale venga a brucare per poi approfittarne e ucciderlo per la carne.
fires by poachers
Area bruciata dai bracconieri
kwa zulu natal south africa
L’area percorsa insieme ai ranger. La zona pianeggiante scura che si vede al confine con le prime case è stata bruciata dai bracconieri (foto cliccabile).

Essendo zone poco battute da ranger e turisti era evidente che si trattava più probabilmente della seconda possibilità. Dopo una camminata neanche troppo lunga arriviamo a una zona pianeggiante, il sole stava sorgendo e finalmente arrivava un po’ di calore. L’atmosfera era davvero spettacolare con i raggi del sole che rendevano tutto color oro. Qui abbiamo la sorpresa di incontrare un gruppo di 11 giraffe con piccoli al seguito. Ci fissano curiose ma non impaurite. Io faccio altrettanto. Greg e i due ranger continuano la loro camminata mentre io mi godo questo momento. Mi piace rimanere ad osservarle per diverso tempo, anche perché dopo qualche incertezza iniziale loro si abituano alla tua presenza e continuano le loro attività anche con te lì presente. Purtroppo non avevamo tutto il tempo a disposizione e dovevo seguire gli altri, però sono momenti come questi che ti ripagano da tutto lo stress dei giorni precedenti.

shongweni game reserve
Alcune delle giraffe incontrate quella mattina.
land claim
Zwelli e una delle giraffe assolutamente a proprio agio con noi vicino.

Siamo quindi arrivati alla zona che confina con quello che sulla carta è il limite Nord/Ovest della riserva. Appena finisce la riserva iniziano le prime case della comunità di Ntshongweni (pronuncia: Nchongueni). Ci pareva un po’ strano sinceramente di aver trovato le giraffe proprio in quella zona, vicino a un villaggio, quindi facilmente raggiungibili da cacciatori e bracconieri. È anche vero però che le giraffe non sono così facili da catturare e abbattere date le loro dimensioni (sebbene i ranger ci abbiamo confermato che qualche mese prima due giraffe sono state vittima dei bracconieri). Ad ogni modo, proseguiamo la camminata fino al confine e poi torniamo indietro da dove siamo venuti.

conservation guardians
Le recinzioni abbattute

Abbiamo capito da dove vengono i bracconieri, quali sentieri percorrono e che tecniche usano. Purtroppo come accennavo nei precedenti blog, la vecchia gestione non ha investito nella manutenzione della riserva e i contrasti forti e ripetuti con le comunità locali hanno portato la gente del posto a distruggere le recinzioni e a remare contro i vecchi gestori. Per cui non ci sono recinzioni, ci sono confini chiari e netti sulla carta, ma nella pratica ci sono solo vecchi pali arrugginiti perché i fili elettrici sono stati rotti e tagliati dalla gente del posto. Attualmente, chiunque ha libero accesso alla proprietà ed è proprio questo libero accesso e sfruttamento che mette in pericolo animali e risorse all’interno della riserva.

La strada è lunga e c’è molto da fare, al termine di questa escursione, sia io che Greg siamo ancora più coscienti di come l’aspetto sociale di comunicazione e collaborazione con la gente locale giochi un ruolo fondamentale nel progresso di questo progetto.

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